Tamara Leonardi Sansepolcro Adolescenti e scuola:


Incontri nelle scuole

A cura del Dott. Saulo Scopa
Psicologo e Psicoterapeuta “Consultorio Familiare” A.S.L. n°1
Con la collaborazione di
Dott.ssa Alunni Silvia – Psicologa tirocinante
Dott.ssa Tamara Leonardi – Psicologa tirocinante
Dott.ssa Chiara Picchi – Psicologa tirocinante

Introduzione
Il Consultorio Familiare e il Servizio di Educazione Sanitaria hanno realizzato degli incontri nelle scuole sul tema della sessualità e affettività, con l’obiettivo primario di una reale promozione alla salute e di una conoscenza dei bisogni e delle esigenze che insorgono nell’adolescenza. Gli incontri sono stati in tutto cinque e si sono svolti nel mese di maggio 2003, in tre Istituti di Istruzione secondaria superiore di Città di Castello e Umbertide, nelle classi II°. Gli incontri prevedevano la presenza di quattro professionalità, l’assistente sociale, il ginecologo, l’assistente sanitario e lo psicologo. Per quanto riguarda la procedura di lavoro utilizzata negli incontri sono stati creati dei sottogruppi di studenti – focus group - all’interno dei quali sono state facilitate le discussioni su quattro argomenti: “Io come unicità – carattere, sogni, desideri, paure” (psicologo); “Cosa gli altri pensano di me e cosa penso degli altri – giudizi, stereotipi, quanto pesa il giudizio degli altri” (ginecologo); “Nasce il desiderio di confrontarsi e di raccontarsi a una sola persona – l’amico/a del cuore, le sensazioni e le emozioni legati a questa presenza/assenza” (assistente sanitario); “I rapporti con la famiglia – ruolo della famiglia e dinamiche familiari, vari tipi di famiglia, genitori e figli” (assistente sociale). Ogni gruppo di discussione ha concluso l’incontro stilando una relazione su quanto emerso e lo ha esposto e condiviso con gli altri studenti. Tra gli altri obiettivi di questi interventi va annoverato anche l’intento di far conoscere agli adolescenti il servizio “spazio giovani”, progettato appositamente per rispondere agli interrogativi di questa fascia di età.

Rilevazione dei dati
Al termine dei dibattiti, gli studenti hanno compilato un questionario finalizzato a valutare l’efficacia degli incontri. E’ stato scelto come strumento di indagine un questionario anonimo per evitare le risposte di conformismo sociale, autosomministrato e a risposta chiusa per avere tempi di somministrazione e analisi dati più brevi. Il questionario indaga principalmente la percezione degli studenti riguardo l’utilità e la comprensibilità dell’incontro, riguardo la rilevanza generale di interventi simili con esperti ed infine l’esistenza o meno di precedenti esperienze in cui sono stati affrontati questi argomenti.

Analisi dei dati e discussione dei risultati
È stato intervistato un campione di 145 studenti, 39 a Città di Castello e 106 a Umbertide. I dati sono stati analizzati al computer con il programma SPSS; dopo essere stati inseriti in una matrice è stata verificata la presenza di eventuali errori di immissione tramite il controllo casuale di alcuni questionari e l’individuazione dei codici selvaggi nella matrice. Per ogni item è stata calcolata la distribuzione delle frequenze, prima sull’intero campione e poi sulle due sottoaree corrispondenti alle due diverse città.

All’ item relativo all’utilità dell’incontro il 13% del numero totale degli studenti lo ha ritenuto non utile, il 47% abbastanza utile e il 40% decisamente utile. Dai dati emerge quindi un riscontro positivo che incoraggia l’organizzazione di nuovi eventuali incontri di questa fattispecie, che vertono su questa o altre tematiche. Anche l’opinione di chi ha ritenuto l’incontro non utile può fungere da utile stimolo per migliorare l’organizzazione di queste esperienze.

Frequenze: non utile 19; abbastanza utile 68; utile 58. All’item relativo alla comprensibilità del linguaggio il 4,1% ha ritenuto il linguaggio utilizzato negli incontri non comprensibile, il 19% lo ha ritenuto abbastanza comprensibile e il 77% comprensibile. Era forse prevedibile un tale risultato in quanto la comunicazione ha avuto come protagonisti gli studenti stessi mentre gli esperti hanno avuto più che altro la funzione di facilitatori e nell’ambito di questo ruolo hanno sono riusciti ad utilizzare una modalità espressiva semplice e accessibile.

Frequenze: non comprensibile 6; abbastanza comprensibile 27; comprensibile 112.
All’item relativo all’efficacia degli incontri con gli esperti l’8,5% li ha ritenuti inefficaci, il 27,5% li ha ritenuti irrilevanti e il 64% necessari. Da qui si evince la forte necessità di affrontare determinati argomenti (64%) ma anche di strutturare queste iniziative in modo diverso, più efficace appunto (27,5%), dando ad esse più rilievo, magari con una maggior continuità.

Frequenze: inefficaci 17; irrilevanti 39; necessari 90; missing 4. All’item relativo alla conoscenza di questi argomenti il 12% dichiara di averne parlato principalmente a scuola, il 64% principalmente con gli amici, l’8% principalmente in famiglia, e il 16% dichiara di non averne mai parlato. Queste risposte confermano che il canale comunicativo preferenziale dei giovani su certi argomenti corrisponde al gruppo dei pari. La bassa percentuale che si riscontra nell’ambito della famiglia può far supporre l’esistenza di alcuni tabù e di una difficoltà comunicativa dovuta forse al gap generazionale. Indicativo è anche il numero di ragazzi che afferma di non avere mai parlato degli argomenti in questione. Ciò potrebbe essere dovuto per esempio a difficoltà personali nel relazionarsi con gli altri, si può anche ipotizzare, però, che i ragazzi abbiano inteso il “parlare di certi argomenti” nella modalità diretta in cui sono stati affrontati durante l’incontro. In realtà quindi potrebbero averli affrontati in altri modi, magari in maniera più indiretta o per esempio ironica, senza approfondirli.

Frequenze: no mai 23; a scuola 17; in famiglia 11; con gli amici 93; missing 1. I risultati parziali ottenuti analizzando separatamente i dati di Città di Castello e quelli di Umbertide non si discostano molto da quelli totali, come è chiaramente visibile nei seguenti grafici. Pur non modificando l’andamento complessivo delle risposte però, sembra che gli studenti di Città di Castello abbiano apprezzato in maniera maggiore l’incontro a cui hanno partecipato, che non abbiano trovato alcuna difficoltà col linguaggio utilizzato e che considerino più positivamente degli altri studenti gli interventi di questo tipo. D’altro canto gli studenti di Città di Castello hanno affrontato tematiche riguardanti affettività e sessualità in misura minore rispetto a quelli di Umbertide.



Adolescenti (uso compulsivo di internet)

Gli adolescenti che si dedicano in modo compulsivo a navigare in Internet sono a più elevato rischio di sviluppare una depressione rispetto a quanti non lo fanno. E' quanto risulta da uno studio condotto da ricercatori delle Università di Sidney e di Notre Dame a Fremantle, in Australia, in collaborazione con l'Università SunYat-Sen, a Guangzhou, in Cina, in corso di pubblicazione sugli Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine.

Fin dagli anni novanta l'incontrollato e irragionevole utilizzo utilizzo di Internet è stato identificato come indice di un disturbo che ha punti di contatto con i comportamenti di dipendenza, associato a problemi di relazione.

Nello studio sono stati osservati 1041 adolescenti, dell'età media di 15 anni, sottoponendoli a test all'inizio e alla fine della ricerca per valutare i livelli di depressione e di ansia e il tempo passato su internet. All'inizio il 6,2 per cento dei ragazzi è stato identificato come utilizzatore moderatamente patologico della Rete, mentre solo lo 0,2 era a rischio depressione.

Nove mesi dopo, lo 0,2 per cento dei ragazzi mostrava segni di ansia e ben l'8,4 per cento aveva sviluppato una depressione. Disaggregando i dati in rapporto all'uso di Internet, è risultato che, mentre i livelli di ansia non mostravano un rapporto cin la navigazione in Rete, quanti avevano mostrato una tendenza a un uso patologico di Internet avevano un rischio due volte e mezzo superiore agli altri di cadere in depressione.

"I risultati suggeriscono che ragazzi inizialmente liberi da problemi di salute mentale possano sviluppare, con l'uso patologico di Internet, una forma depressiva", osservano gli autori.

"I problemi di salute mentale fra gli adolescenti comportano un significativo costo personale ma anche alla comunità. La prevenzione e un intervento precoce su gruppi in cui siano rilevati fattori di rischio può ridurre il rischio di depressione fra i giovani", aggiungono. "Lo screening dei soggetti a rischio nelle scuole potrebbe essere una strategia di prevenzione efficace, a quanto si può rilevare dagli studi di metanalisi di cui disponiamo. Fra questi potrebbe in particolare esserci uno screening sull'uso patologico di internet fra gli studenti delle scuole superiori, così da identificare i soggetti a rischio e offrire un servizio di supporto psicologico se non un trattamento." Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/